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SPORT
2 luglio 2012
non tutti i mali vengono per nuocere

Senza rischiare di cadere in un anacronistico e illogico nazionalismo,  mi permetto alcune osservazioni sugli esiti  contraddittori della nazionale di calcio nel  campionato europeo.  Per chi segue come appassionato le vicende calcistiche nazionali ed internazionali non può  esimersi dal commentare quanto successo in Polonia e Ucraina.  Se è vero che  ognuno cambia  cittadinanza, moglie, sesso, partito politico, religione, ma mai la propria squadra del cuore,  è giusto anche che le sorti della squadra nazionale  siano nel pensiero di tutti ed ognuno si sente autorizzato a dare i più giusti suggerimenti per farla arrivare ai massimi livelli.

Al di là del fatto che la sconfitta nella finale  con la Spagna può essere utile per alcuni importantissimi motivi  (in primis, non mi sembra il periodo storico più appropriato per esultare per un campionato europeo, il fatto che Monti  era lì sulle tribune di Kiev ad approfittare del possibile momento!),  dobbiamo però tentare di dare una spiegazione alla mancata vittoria in una competizione continentale.  E, purtroppo la spiegazione più logica traspare dalle polemiche scaturite dopo il 4 a 0  subito con la Spagna. Fino a  quando in Italia a gestire il calcio (e i soldi che girano intorno) sarà la Lega, ossia gli amministratori delle squadre di club,  ad emergere saranno solo i club imbottiti di giocatori stranieri ( a volte non di eccelsa qualità) a danno dei giovani del nostro paese, Come per le società delle categorie inferiori (serie C e D per intenderci) bisognerebbe imporre  per ogni partita la presenza in squadra  di un numero minimo di calciatori  giovani e “nazionali”, limitando al massimo la presenza di elementi stranieri.

Conseguentemente  le limitazioni dovrebbero anche interessare il numero di squadre partecipanti ai Campionati  nazionali per consentire  più spazio alla nazionale.

Purtroppo, però, oggi la meglio l’hanno gli interessi dei clubs con il giro di soldi che c’è intorno,  i diritti televisivi, la speculazione insomma, non lo sport.

Sorvoliamo e  non accenniamo per decenza agli scandali-scommesse degli ultimi tempi; e qui un discorso andrebbe fatto a tutti coloro che si ritengono sportivi per il solo fatto di passare ore ed ore del giorni nelle ricevitorie a puntare su questo o quel risultato. Ma l’impresa sarebbe ardue e non è il caso di insistere, almeno  per ora.

 

 




permalink | inviato da Enzo49 il 2/7/2012 alle 23:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
15 febbraio 2012
popolo sovrano


Non è stata una grande serata per lo spettacolo quella cha ha visto ieri sera l’esibizione di Adriano Celentano al festival di Sanremo. Non voglio  censurare il comportamento  del noto cantante  né la reazione dei benpensanti di turno, ma qualcosa va detta ad onore della  (mia) verità .

Partendo dal presupposto che un festival della canzone deve essere un festival della canzone e non un contenitore di tutto e di più (e qui la colpa non è solo di Celentano),  mi sembra corretto sfruttare la tribuna dell’Ariston per divagare e criticare su questo e su quello.  Celentano ha tutto il diritto di esporre  le proprie  idee, quali che siano,  ma deve munirsi degli spazi e dei luoghi  adatti. Se gli vengono concessi, altrimenti la battaglia va fatta  su altri terreni e con le più convenienti alleanze.

Detto questo non resta che andare al merito dei problemi esposti dal “molleggiato” che tanto “rivoluzionari” non sono sembrati allo spettatore più attento e sensibile alle problematiche di questi  (brutti)  tempi.  Se apprezzabile e meritevole di elogio è stato il richiamo alla lotta del ferrovieri  dei treni notte soppressi da Trenitalia e il  conseguente suggerimento  a Montezemolo a fare a meno dei treni ad alta velocità, poco credibile è stato il riferimento ai danni provocati dalla Consulta  con la bocciatura dei referendum elettorali, senza tener conto di quello che il supremo organo costituzionale ha voluto sottolineare,   dando patenti di alta sensibilità democratica a personaggi  come Di Pietro, Segni e Parisi. Il popolo non acquisterebbe  certamente più “sovranità”  con un “si” o con un “no” a dei quesiti  molto   poco chiari  e artificiosi.

 

 






permalink | inviato da Enzo49 il 15/2/2012 alle 18:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
11 novembre 2011
Qui ad Atene noi facciamo così

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. 

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

(Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.)

 

Qualche giorno fa ho riletto e condiviso  il celebre discorso agli ateniesi di Pericle pronunciato quasi 2500 anni fa; non ho avuto il tempo di fare i dovuti e meritati apprezzamenti sulla sorprendente attualità  del contenuto ; attualità non  giustificata dal fatto  di poter ascoltare (quantomeno)  considerazioni di questo genere da un politico “moderno”, ma dalla altrettanto sorprendente degenerazione cui è arrivato il nostro sistema politico molto azzardatamente definito “democratico” dai più.

Se  ad Atene ci si sforzava quotidianamente di raggiungere la perfezione nell’applicazione dei principi democratici cui si diceva di voler fare riferimento, oggi dalle nostre parti sono dei creduloni(berlusconiani e non) possono pensare di vivere ancora in un paese “democratico”.

Non voglio fare riferimenti al significato più profondo del termine (democrazia sostanziale), ma ritengo che stiamo toccando il fondo snaturando anche il valore formale della forma di governo più giusta per la convivenza civile.

Il ridicolo cui ci eravamo esposti di fronte alla comunità internazionale con il governo di Berlusconi e dei suoi uomini e lo stato di crisi  non potevano assolutamente giustificare la chiamata di un altro uomo della provvidenza per “affrontare i gravi problemi del paese”.

Stiamo verificando che il capitalismo e gli speculatori internazionali non fidandosi più delle decisioni del popolo, vogliono procedere direttamente alle nomine dei nostri governanti per imporre  quelle soluzioni traumatiche e devastanti che un governo come quello del Cavaliere farebbe fatica a far accettare.

Stendiamo un velo pietoso sul comportamento di forze politiche nostrane  “di opposizione” e   “democratiche”…!!!





permalink | inviato da Enzo49 il 11/11/2011 alle 17:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
ECONOMIA
31 luglio 2011
Default


Purtroppo chiamare le cose con il loto vero nome non è una caratteristica comune a molti, o quasi tutti, i giornalisti che vediamo e ascoltiamo più frequentemente.

In questi giorni, ad esempio, sempre più spesso ed insistentemente sentiamo pronunciare il termine “default” a proposito della crisi economica statunitense, ma pochi percepiscono fino in fondo il vero significato del termine. Probabilmente in gergo finanziario l’espressione rende il senso, ma alle orecchie  degli ascoltatori è bene che non si arrivi mai a proferire la parola “fallimento” per indicare la situazione in cui versa il sistema capitalistico mondiale.

Il termine fallimento andava bene, e va bene, quando si doveva  parlare dei sistemi “comunisti” dell’est europeo, di Cuba e via dicendo, ma quando c’è di mezzo il capitale, il mercato ed i loro simulacri è bene non far capire davanti a quale tipo di crisi economica e di sistema ci troviamo.

E’ una crisi che mette a rischio anzi ridicolizza tutte le chiacchiere che vengono dette  e scritte a proposito dei sistemi “democratici “  fondati sul consenso popolare; stiamo sperimentando sulla nostra pelle anche dalle nostre parti quanto “volute dal popolo” siano le scelte economiche e di programma del nostro governo, ormai privo di qualsiasi credibilità, e quanto invece siano scelte imposte dalla finanza internazionale ai danni, sempre e comunque, del  popolo che lavora.

Anche negli Usa, patria  della democrazia, lo scenario, anche se meno grottesco del nostro, non cambia. Le fiumare di parole che accolsero l’elezione di Obama si sono perse nei rivoli e nei meandri del vero potere che determina la politica americana. A decidere chi pagherà per la crisi, come e quanto, non saranno i cittadini statunitensi, ma i veri elettori  del primo presidente di colore della storia USA , cioè le lobbies che lo hanno portato alla Casa Bianca e che stanno cercando di imporre anche da quelle parti le scelte antipopolari che stiamo sperimentando in Europa.  



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permalink | inviato da Enzo49 il 31/7/2011 alle 17:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
5 giugno 2011
4 SI per cambiare

P

ensavo che i recenti risultati elettorali avessero un po’ schiarito le idee a molti, ma le mie speranze sono state in parte deluse  da qualche atteggiamento in stile politichese  che pervade, negli ultimi giorni di campagna elettorale per i referenda, la mente pensante di qualche opportunista.

Mi riferisco alle prese di posizione  di molti esponenti di centrosinistra circa la  “apoliticità” dei quesiti referendari  del 12  e 13 giugno, come se  i valori connaturati alle scelte  suggerite dai sostenitori dei  SI  fossero avulsi da contesti politicamente definiti.

Penso che la scelta di votare i 4 SI sia dettata da profondi convincimenti che vanno nel senso di  modelli di sviluppo sui quali la sinistra (forse una parte di essa) deve puntare e scommettere per uscire dall’impasse in cui è stata gettata da sedicenti leader che a tutto hanno pensato, tranne che a sostenere programmi compatibili con  il rinnovamento ed il cambiamento.

Quando parliamo di privatizzare l’acqua, bene comune  per eccellenza come l’aria, stiamo forse facendo un ragionamento neutro o stiamo  combattendo e sconfessando anni di privatizzazioni che hanno gettato l’economia alle ortiche ed hanno favorito  la piaga del precariato, schiavismo dell’era moderna?

Quando ci opponiamo alla costruzione delle centrali nucleari lo facciamo solo perché spaventati da recenti catastrofi naturali che mettono a rischio la sicurezza di tutti, oppure abbiamo in mente un’idea di sviluppo e di sfruttamento delle fonti di energia che non penalizzi irreversibilmente le risorse naturali e faccia affidamento sul risparmio energetico e sulle fonti alternative senza compromettere le agiatezze acquisite?

E se dobbiamo cancellare la ripugnante norma sul legittimo impedimento, quel voto non ha una valenza politica di enorme rilievo al  fine di  ripulire la vita pubblica dai virus berlusconeschi che hanno intaccato seriamente i principi di parità di ogni cittadino davanti alla legge?

La smettessero, pertanto, i vari politicanti sedicenti progressisti di tentare di rendere incolore una scelta che,  se fosse massiccia e preponderante, sarebbe un segnale importante per il futuro delle forze che vogliono il cambiamento. Quello vero, non a chiacchiere.




permalink | inviato da Enzo49 il 5/6/2011 alle 20:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
17 maggio 2011
Vincitori e vinti

Correrò il rischio di andare  controcorrente e sembrare un eretico nel formulare un giudizio personalissimo in ordine ai risultati delle recenti elezioni amministrative.

E’ fuori di dubbio che il principale sconfitto, finora, è Silvio Berlusconi che in questa campagna elettorale ha speso  molto della propria faccia, ma, secondo me, una sconfitta non di poco conto l’ha subita anche il Partito democratico.

Il dato è molto semplice da verificare; prendiamo le città dove il risultato era più in bilico e la valenza politica era maggiore: Napoli e Milano. In questi capoluoghi l’exploit più significativo l’hanno avuto Pisapia e De Magistris, candidati osteggiati fino all’ultimo dai rappresentanti nazionali e locali del PD. Sembra di rivedere i fatti che portarono Nichi Vendola alla vittoria alle elezioni regionali del 2005, nonostante l’ostracismo  dei papaveri di Veltroni & C..

Il tutto a prova che le scelte dei dirigenti di quel partito, dettate da puro interesse di  bottega, non potranno mai  scuotere un elettorato di sinistra che vuole vedere fatti concreti e battaglie in favore delle classi più disagiate e non  accordi sottobanco per dividersi questo o quel  boccone di potere, andando sottobraccio con finanzieri, speculatori, magnati dell’industria e via dicendo.

Altrimenti lo dicessero chiaramente ai cittadini ed alla loro base che ancora spera in improbabili ripensamenti:  ogni compagnia è buona per arrivare agli scopi, anche a quelli meno nobili, e la qualifica di partito della sinistra non può essere usurpata per carpire voti ed illudere i pochi che sono rimasti fedeli.

 


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permalink | inviato da Enzo49 il 17/5/2011 alle 21:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
1 maggio 2011
W i lavoratori

        buon 

primo maggio!




permalink | inviato da Enzo49 il 1/5/2011 alle 9:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
20 marzo 2011
guerra umanitaria


Un’altra guerra alle porte di casa: una guerra, anche questa, pedissequamente e servilmente definita umanitaria e finalizzata alla liberazione di masse umane dalla ferocia di un dittatore ed all’instaurazione della “democrazia”. Non abbiamo bisogno di essere politologi navigati per capire quanto siano strumentali le ragioni e ipocrite le giustificazioni per un intervento militare contro un personaggio-dittatore che, fino a qualche settimana fa, ha goduto dell’appoggio incondizionato di tutte quelle potenze occidentali che oggi sono così preoccupate per il destino di tanti cittadini libici.

Preoccupazioni che non hanno avuto il dovuto risalto quando si è trattato  di analizzare le sommosse in Tunisia,  in Albania, in Egitto e correre in aiuto di quei popoli.

Ma,  per non correre il rischio di essere  tacciato di filo-gheddafismo,  non voglio assolutamente fare il pacifista senza se e senza ma; voglio solo indicare quante falsità ed ipocrisie nel corso della storia siamo costretti a sopportare. Alcuni lo fanno in  riguardoso silenzio verso coloro che stabiliscono quali verità credere e quali no, altri non ci stanno e si prendono la briga di smascherare quei tentativi.

Chi ha vissutole vicende politiche prima del 1989 ricorda bene gli anatemi e le scomuniche  pronunciati con rabbia contro le forze del male rappresentate dall’Unione  Sovietica  e dai suoi accoliti , ritenuti un pericolo per la pace, portatori  di invasioni militari, guerre e carestie. All’epoca provocare una guerra era sacrilegio, era un attentato contro la civile convivenza e la pace mondiale. Poi arrivò il crollo del muro di Berlino e la fine  di queste dittature e vai tutti a scrivere che i pericoli per la pace erano finiti ed il mondo avrebbe goduto, da allora in avanti periodi di   tregua ed accordi internazionali basati sul rispetto reciproco e la convivenza  pacifica .

E allora? E il caso di elencare tutte le guerre che dal 1990 in poi hanno devastato il mondo?  La guerra dei Balcani, due guerre in Iraq, in Afganistan, senza contare le innumerevoli “scaramucce” scoppiate  qua e là nel mondo per motivi etnici determinati da chi aveva interesse a mettere le mani su quei territori. Proviamo a fare la conta dei morti e delle conseguenze catastrofiche che ne sono derivate e vediamo a quale risultato si arriva.





permalink | inviato da Enzo49 il 20/3/2011 alle 12:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
POLITICA
19 marzo 2011
Beati i popoli sprovvisti di materie prime, perchè non conosceranno le nostre guerre umanitarie


            Sia in Egitto che in Tunisia non c’era petrolio e la questione del ricambio politico governativo si è risolto in poco tempo con “poco” spargimento di sangue. I riformatori o ribelli o come diavolo li si vuol definire son scesi in piazza, hanno fatto saltare i governi. Non hanno occupato né luoghi Istituzionali né sequestrato approvvigionamenti di nessun genere. Né tanto meno è venuto in mente a qualche paese sedicente democratico di imporre con la forza la democrazia. Tant’è che l’Egitto, pur liberatosi dal Mubarak,  la democrazia resta nei sogni degli egiziani e lo stesso si può dire della Tunisia. Però. nessun guerriero della democrazia sta pensando di intervenire sull’Egitto o sulla Tunisia. Come dire, “quando l’acqua (il petrolio) scarseggia, la papera non galleggia”.     

I rivoltosi Libici invece, guarda caso, occupano i pozzi petroliferi, “e te pareva!”

In Libia invece bisogna intervenire, non perché Gheddafi sia più cattivo di tanti altri emiri del Golfo Persico, quelli poi! Altro che dittature, son regimi addirittura feudali e,  in Arabia Saudita nientemeno è teocrazia. Però, siccome sono nostri amici, possono reprimere quanto gli pare, e stanno reprimendo, “citti citti e queti queti”.

Ho provato a immaginare un triste giorno in cui la Lega Nord decidesse, armi in pugno, di realizzare la secessione dei suoi sogni e, scontrandosi inevitabilmente con le forze armate italiane lasciassero la pelle un certo numero di bauscia, e a questo punto le armate democratiche occidentali invadessero l’Italia schierandosi con la Lega nord in nome della democrazia! Poi mi son detto, NO! Non è possibile! Perché noi siamo fortunati, non abbiamo nessun genere di materie prime, quindi, dell’Italia unita o disunita, democratica o totalitaria, non commuoverebbe nessuno. Quindi siamo fortunati noi italiani!

A scanso di equivoci, Gheddafi mi è antipatico per tantissimi motivi, non ultimo perché somiglia come una goccia d’acqua al “nostro” Primo Ministro bunga bunga, ma sono certo che, dietro a questi rivoltosi sono numerosi i Gheddafi!

di gaetano paglialonga



permalink | inviato da Enzo49 il 19/3/2011 alle 8:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
6 marzo 2011
L'isola dei famosi

Problema non secondario per il mondo occidentale in questo momento storico è quello di evitare quanto più possibile l’invasione da parte di milioni di profughi delle nostre coste e del nostro territorio. Sicuramente nei paesi oggi a rischio,  come Egitto, Tunisia, Libia ed altri che se ne potrebbero aggiungere, il modo per garantirsi  la continuità della gestione delle risorse è tutelato dalla possibilità di intervenire militarmente (il premio Nobel per la pace a Obama non assicura più di tanto), ma il pericolo di vedersi arrivare in casa propria centinaia di migliaia di “extracomunitari” non fa fare sogni tranquilli a molti. E a diffondere lo spauracchio non sono solo i soliti fanatici intolleranti della Lega, ma anche dalle nostre parti al sud, ed in ambienti di sinistra, si sente la solita cantilena sulla necessità di tenere alla larga chi è diverso da noi per religione, stato, abitudini e tradizioni.

Chissà perché! Chissà perché è obbligatorio vivere sempre in compartimenti stagno ed ognuno con il proprio modo di fare. Quando poi , se guardiamo bene come sono sempre andate le cose nel corso dei secoli, la storia ci ha insegnato che le vicende umane sono state sempre caratterizzate, oltre che dalle lotte tra classi sociali, anche dalle continue migrazioni e spostamenti di popoli tesi e finalizzati alla creazione di nuove comunità e di moderne realtà.

Oltre alle migrazioni epocali dei periodi preistorici, documentate da ritrovamenti archeologici, uno dei più importanti flussi migratori della storia fu il fenomeno  delle “invasioni barbariche” che segnarono l’inizio della fine dell’impero romano.  Avvenimenti che gli storici più attenti  e onesti ritengono normali migrazioni da territorio  a territorio per necessità di sopravvivenza e non invasioni di gente senza scrupoli con l’unico intento di demolire quanto la civiltà classica aveva saputo costruire.

Ma, incuranti delle verità storiche, alcuni le considerano ancora come una  prevaricazione di “barbari” nei confronti della “civiltà”. Metro di paragone che non è usato per  valutare qualitativamente quelle che furono le invasioni coloniali ai danni dei popoli dell’America del nord, dell’America del sud e di tutte le zone del mondo dove  il colonialismo è arrivato a distruggere popoli, culture e tradizioni.

Un’idea mi viene in mente: se riteniamo che le migrazioni verso i nostri territori produrranno  tutti gli sconquassi  che vengono sbandierati, allora cerchiamo più “isole dei famosi” negli oceani, per mandare da quelle parti tanti personaggi nostrani che farebbero spazio per gente che ha più bisogno.

 


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permalink | inviato da Enzo49 il 6/3/2011 alle 20:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
19 febbraio 2011
Francia o Spagna… basta che se magna!

Può servire ricordare che siamo un popolo appartenente ad una stessa nazione, ad una stessa patria, con un passato ed un futuro condivisibili? Io credo che sia tutto relativo e bisogna tenere distinti i diversi registri di analisi e valutazione.

Più si avvicina la data del 17 marzo e più il dibattito e, (forse più) le polemiche si fanno stringenti. I festeggiamenti per il centenario dell’unità d’Italia me li ricordo bene: troppo vicini a quel tempo gli echi della guerra e le conseguenze del ventennio fascista, ma si stava uscendo da un tunnel e bisognava necessariamente mantenere un minimo di compattezza, dal momento che i problemi erano tanti anche se diversi da quelli di oggi, non fosse altro per i protagonisti storici del tempo.

Oggi viene messa perfino in discussione la necessità di festeggiare la ricorrenza dell’unità d’Italia con la giustificazione  che ci sono altri problemi sul tappeto e con la scusante che questa “unità” non è stata tanto bene  costruita ed accolta.

Un minimo di verità lo possiamo benissimo cogliere in entrambi gli argomenti, ma non possiamo ammettere che coloro i quali vogliono confutare i contestatori del Risorgimento lo facciano con argomenti in disuso, tali e quali a quelli che furono usati per imporre con la forza l’ ”annessione” ai Savoia di tutto il resto d’Italia. Si, sarebbe proprio il caso di parlare chiaro e chiamare le cose con il loro nome. Perché la lotta risorgimentale si ridusse ad una campagna di conquista dell’esercito piemontese nei confronti delle popolazioni meridionali; popolazioni necessarie a fornire mano d’opera a basso costo per le industrie del nord e con tanto di occupazioni militari, spietate repressioni verso contadini inermi e leggi capestro per evitare ogni cambiamento reale.

E’ apprezzabile lo sforzo di Roberto Benigni e di altri di contestare ogni pregiudizio della Lega Nord  e delle loro becere proposte razziste, ma non lo si può fare con i soliti argomenti propagandistici che fanno affidamento su un nazionalismo superato. Le popolazioni, sia del nord che del sud, hanno a cuore più le loro condizioni materiali di sopravvivenza piuttosto che la retorica  sciovinista sullo Stato e la Nazione; superare la crisi facendola pagare ai signorotti che approfittarono del Risorgimento per aumentare i loro profitti e garantire il normale esercizio dello stato di diritto sono i punti essenziali per consolidare le basi di una società; diversamente un popolo non può fare altro che affidare i propri destini e le proprie possibilità di sopravvivenza a primo capopopolo che si affaccerà sulla scena, da qualsiasi parte provenga.


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permalink | inviato da Enzo49 il 19/2/2011 alle 16:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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IL CANNOCCHIALE