Passati i canonici giorni di
convalescenza dopo aver sofferto i guai dell’influenza, posso ricominciare le
discussioni con tutti i cari amici del
blog. Vi assicuro che i momenti passati non sono stati dei migliori e le
conseguenze dell’”australiana” (così pare che si chiami il virus
dell’influenza) non hanno lasciato un
segno di nausea più ripugnante di quello
trasmesso dai vari resoconti
giornalistici ( e conseguente passiva approvazione da parte di larghi settori
dell’opinione pubblica) che nei giorni scorsi hanno accompagnato le vicende
relative alla strage che da parte di uno stato si sta perpetrando nei confronti
di un popolo colpevole esclusivamente di volere per sè una propria terra, un
proprio territorio.
Il disgusto, la nausea , oltre che per le
centinaia di innocenti caduti sotto i missili e le cannonate israeliani, sono
causati anche dal modo come i fatti vengono riportati e dal modo in cui la frittata viene rigirata
a favore dei governanti israeliani e dei loro sponsor USA ( a proposito, Barak
Obama cosa ha da dire o da fare in proposito?). Altrettanto amara è la
constatazione del modo in cui le giustificazioni politiche ed etiche (quelle
erano già pronte da un pezzo!) possono
far breccia nella testa di un’opinione pubblica in questi ultimi giorni forse
più con la mente rivolta a
problematiche di tipo gastronomico
e consumistico che non di carattere morale o civico.
Se in tutte le cose di questo
mondo ci deve essere una logica, allora
non è accettabile, signori, che si giustifichi un massacro con frasi fatte alla
bisogna del tipo “trattasi di organizzazioni terroristiche”, “difendere l’integrità territoriale dello
stato di Israele”, e via dicendo.
Ma alla decenza ci deve essere
sempre un limite e la logica, la logica è un principio che fin dall’antichità
ha avuto un certo peso in coloro i quali
volessero tentare qualche ragionamento.
Vogliamo provare? Allora, chiedo
io, che senso ha colpire un popolo perchè al suo interno vi
sono dei terroristi? Le colpe di qualcuno devono ricadere su tutti? La risposta, negativa, risponderebbe ad un
principio morale, la logica porterebbe
ad escludere tali ipotesi anche in funzione del fatto che, operando in tal modo, le forze disponibili ad essere inquadrate nei
ranghi delle organizzazioni terroristiche
aumenterebbero invece di diminuire! Queste argomentazione fanno venire in mente le
rappresaglie naziste del tipo “dieci
italiani per ogni tedesco morto”.
Ancora: che senso ha
sostenere tesi del tipo “Hamas
vuole l’estinzione dello stato di
Israele”, quando tutti coloro dotati di un minimo di senso
logico possono benissimo
immaginare di quali e quanti mezzi può
disporre un’organizzazione come Hamas
per arrivare a quello scopo. Qualche missile sparato con sistemi quasi
artigianali, anche se riprovevole e condannabile per le vittime innocenti che
può provocare, non potrà mai demolire uno stato! Cose del genere non venivano
neppure immaginate nel periodo dell’URSS che disponeva, essa sì, di mezzi
idonei per dare qualche preoccupazione di questo tipo.
Non vado oltre per non abusare
della vostra pazienza ed anche per evitare possibili contagi.
Restiamo nella logica e
constatiamo come il tentativo di Israele oggi non è quello, palesemente insostenibile, di
difendere la propria integrità territoriale (figurarsi quanto può essere in
pericolo uno Stato che gode del pieno appoggio degli USA!), ma quello di
ridurre al massimo l’incidenza del problema palestinese nella zona, facendo ricorso ad una forma di pulizia
etnica che non lasci in campo forze con le quali essere costretti a negoziare
possibili convivenze.
Non nutro molta fiducia sulle
capacità delle diplomazie internazionali: dal momento che ancora mettono sullo
stesso piano vittime e carnefici, credo
che sarà difficile convincerle ad un’azione più incisiva che faccia cessare
la strage nella striscia di Gaza.
E Barak Obama? Per il
momento il suo silenzio è assordante!